Un nuovo rischio per la concorrenza
L’Offerta pubblica di acquisto “mobile” chiesta dal senatore del Pd Massimo Mucchetti, con l’appoggio di altri parlamentari, vorrebbe “difendere” i diritti degli azionisti privati di Telecom Italia e l’interesse nazionale. Ma è uno strumento errato: è superfluo, nasce come reazione al take over di Telefonica su Telecom Italia, e in prospettiva danneggia il mercato.
16 AGO 20

L’Offerta pubblica di acquisto “mobile” chiesta dal senatore del Pd Massimo Mucchetti, con l’appoggio di altri parlamentari, vorrebbe “difendere” i diritti degli azionisti privati di Telecom Italia e l’interesse nazionale. Ma è uno strumento errato: è superfluo, nasce come reazione al take over di Telefonica su Telecom Italia, e in prospettiva danneggia il mercato. Si vorrebbe fare scattare l’Opa in base alla labile nozione del “controllo di fatto” di una compagnia, lasciando decidere alla Consob – caso per caso – se ci sia controllo societario anche attraverso una partecipazione inferiore. Non più una volta superato il 30 per cento, come accade oggi. Così si genera un’alea: parlare di “controllo di fatto” introduce un nuovo elemento di incertezza suscettibile di generare ricorsi al Tar che ingesseranno la già asfittica Borsa italiana (la peggiore del mondo dal 2003 a oggi, escludendo quella greca). Creare per decreto uno strumento legale volto a bloccare la scalata della spagnola Telefonica rappresenta poi un freno per gli investimenti esteri di cui l’Italia necessita. Inoltre, viene da chiedersi se sulla base dello stesso principio un azionista privato di minoranza di Telco che volesse contrastare Telefonica, rischierebbe di essere costretto a fare un’Opa. In tal caso, il nuovo strumento avrebbe un effetto opposto a quello voluto per i diritti degli azionisti di minoranza. Per tutelare Telecom sarebbe bastato varare (per tempo, senza attendere gli investitori stranieri) i decreti attuativi sulla golden power, applicarli alla rete telefonica per separarla dal gestore come avvenuto in altri settori, e poi venderla a chi avesse investito di più.